Pressione alta: si rischia di morire, ecco i sintomi e come abbassarla

pressione alta

L’ipertensione, o pressione alta, può essere considerato il male del tempo perché spesso è causato dallo stile di vita. Ecco cause, sintomi e consigli per abbassare la pressione.
Cosa vuol dire soffrire di pressione alta
Se vi è stato detto che soffrite di ipertensione probabilmente vi starete chiedendo cosa indica tale condizione clinica.
La pressione arteriosa misura la velocità con cui il sangue scorre nelle vene. Si parla di pressione alta quando si verifica una di queste condizioni:
– la pressione massima, o sistolica, ovvero la pressione misurata mentre il cuore si contrae, supera i 140 mmHg;
– la pressione minima, o diastolica, ovvero quella misurata tra un battito e l’altro, supera i 90 mmHg.
Sebbene anche la pressione bassa comporti la possibilità di danni alla salute, gli studi scientifici hanno dimostrato che vi è un elevato rischio di danni permanenti in caso di pressione alta, infatti può causare un ictus che a sua volta può portare ad invalidità permanente o morte del paziente.

Cause dell’ipertensione
Per quanto riguarda le cause si dividono in due gruppi: l’ipertensione primaria che riguarda la maggior parte dei casi e non è legata a una specifica causa, ma è legata soprattutto al fattore età e stile di vita e vi è un ipertensione secondaria, questa è determinata da patologie sottostanti, come problemi renali, uso di determinati farmaci che hanno tale effetto collaterale, malformazioni congenite, ad esempio problemi cardiaci.
Nonostante questa prima distinzione, occorre ricordare che se vi hanno diagnosticato un problema di pressione alta è molto probabile che vi abbiano indicato anche alcuni fattori di rischio, ad esempio uno stile di vita eccessivamente stressante, fumo, vita sedentaria, consumo eccessivo di cibi salati, insufficienza di potassio. In alcuni casi sono situazioni temporanee a determinare un aumento del rischio di ipertensione, in particolare nel caso di gravidanza.
Come potete accorgervi di avere un problema di pressione alta? Purtroppo spesso la diagnosi di pressione alta arriva quasi per caso perché non vi sono particolari sintomi che possono allarmare, infatti, è vero che possono esservi dei mal di testa, ma questo sintomo non è associabile solo a questo problema, così come non sono associabili esclusivamente a ipertensione sintomi quali la tachicardia, sudorazione eccessiva, vampate di calore, insonnia, visione offuscata e perdita di sangue dal naso. In ogni caso al verificarsi di questi problemi è bene recarsi dal medico che sicuramente provvederà a misurare la pressione, infatti si tratta di un esame per nulla invasivo, che dura pochi secondi e non provoca alcun fastidio. Con appositi strumenti la pressione alta può essere misurata anche a casa, in questo modo diventa più facile tenere sotto controllo il problema una volta che è stato diagnosticato.

Rimedi per la pressione alta
Quando c’è una diagnosi di pressione alta è meglio non sottovalutare il problema perché può avere conseguenze molto importanti, tra cui danni alle arterie che possono indurirsi e ispessirsi generando così il problema dell’aterosclerosi che può provocare un infarto. L’eccessiva pressione può inoltre provocare un aneurisma, può esserci un ictus legato alla eccessiva pressione sanguigna. In base ai vasi o arterie danneggiate i problemi possono essere diversi, infatti se sono colpiti i vasi sanguigni degli occhi può essere compromessa la vista.
Cosa dovete fare se avete un problema di pressione alta? Il medico in primo luogo vi consiglierà di cambiare lo stile di vita e quindi sarà necessario iniziare una dieta equilibrata che preveda un consumo ridotto di sale. Oltre ciò sarà necessario iniziare a svolgere attività fisica, basta anche una passeggiata a piedi non è necessario svolgere attività particolarmente faticose. Occorre smettere di fumare in quanto il fumo favorisce l’ispessimento e indurimento di arterie e vasi sanguigni. Infine, è bene ridurre l’assunzione di alcolici.
Oltre a cambiare lo stile di vita, nei casi più gravi possono essere prescritti anche dei farmaci. Si tratta di ipertensivi che hanno il compito proprio di abbassare la pressione sanguigna. Gli stessi devono essere assunti seguendo in modo dettagliato le indicazioni del medico.

Dolore al fianco durante la corsa? Come risolvere questo fastidioso problema

dolore al fianco

A tutti è capitato almeno una volta nella vita di fare una corsa ed essere, dopo pochi metri, colpiti da un forte dolore al fianco destro. Solitamente viene l’istinto di premere con la mano sulla zona, per cercare sollievo, senza riuscire a trovarne molto. Ecco una guida che spiegherà le cause di questo dolore e come poterlo evitare.

COSA AVVIENE NEL NOSTRO ORGANISMO
Il primo pensiero che viene comunemente quando si avvertono le fitte di dolore al fianco è che potrebbe trattarsi di qualcosa di grave, ma poco dopo essersi riposati diventano meno intense fino a scomparire del tutto. Il dolore al fianco è un sintomo particolarmente familiare ai runner, quindi a coloro che praticano spesso sport, correndo per delle lunghe distanze, ma viene avvertito anche da chi non è allenato e si ritrova a percorrere distanze inusuali in breve tempo. In alcuni casi, assieme alle fitte ci si accorge di avere un respiro affannoso e irregolare, non molto profondo. Spesso il dolore viene connesso al fegato, in quanto si tratta di fitte che sono particolarmente intense nell’area destra, poco sotto le costole. Nel caso in cui esso venga avvertito anche dopo essersi riposati in seguito ad uno sforzo fisico è buona norma farsi visitare dal proprio medico affinché egli possa valutare lo stato di salute del proprio fegato e tentare di capire eventuali disturbi ad esso connesso.

QUALI SONO LE CAUSE
Le cause che comportano il dolore al fianco non sono ancora perfettamente note; si pensa che possa essere causato da un insieme di fattori. Correndo, infatti, gli organi interni vengono sollecitati e mossi, quindi sono soggetti a dei sobbalzi. Gli scossoni possono infiammare i legamenti che uniscono il fegato al diaframma, facendoli rapidamente ingrossare e causando il dolore.
Un altro motivo per cui il fegato può farci male durante uno sforzo eccessivo è la richiesta da parte del nostro fisico di glucosio. L’attività fisica, infatti, richiede elevati dosi di questa sostanza che viene trasformata in energia, affinché il corpo possa muoversi velocemente. La maggiore riserva di glucosio dell’organismo si trova infatti all’interno del fegato e questa continua richiesta può farlo dolere.
In caso di dolore particolarmente acuto è consigliabile diminuire gradualmente lo sforzo che si sta compiendo, senza fermarsi improvvisamente, ma rallentando progressivamente. Quando si starà passeggiando, si potrà iniziare a respirare profondamente, magari accompagnando il movimento con le braccia, inspirando dal naso ed espirando dalla bocca. Nel caso in cui le fitte del dolore al fianco destro non si saranno del tutto calmate, ci si potrà fermare e riprendersi con calma.

COME EVITARE IL DOLORE AL FIANCO
Esistono diversi rimedi che possono alleviare il male al fianco destro, soprattutto in previsione di gare sportive o di allenamenti. Le fitte, infatti, possono risultare particolarmente sgradevoli in caso di corse prolungate, fino a compromettere i risultati del proprio fisico. In primo luogo si consiglia di allenarsi molto, soprattutto cercando di potenziare i muscoli dell’addome. In questo modo, durante le attività gli addominali saranno più tesi ed eviteranno scossoni e sobbalzi ai vari organi. Accanto al primo rimedio, vi è un’altra accortezza da avere: una dieta sana ed equilibrata, soprattutto a base di verdure e frutta, potrà evitare l’accumulo del grasso addominale e avere più energie per affrontare lo sport. I cibi grassi, al contrario, favoriscono la crescita della pancia e il movimento degli organi durante l’attività fisica. Infine, è buona norma prima di cimentarsi nella corsa, allenarsi in maniera progressiva, cercando di riscaldare i muscoli. E’ meglio evitare di sforzare il fisico all’improvviso, in modo da prevenire l’insorgere del dolore al fianco destro. Basta qualche esercizio di stretching per sentirsi subito meglio e pronti ad affrontare qualsiasi sforzo.

Ecco come svegliare il metabolismo il modo semplice

svegliare il metabolismo

COS’E’ IL METABOLISMO

Il metabolismo di base è quel processo chimico che, all’interno di ogni organismo, ne determina il corretto funzionamento.
Generato dall’attività della massa magra che coinvolge sia i muscoli volontari che quelli involontari, con il passare del tempo ne rallenta l’operosità dando origine alla massa grassa.
Seppur ogni individuo manifesta un diverso processo di assimilazione delle sostanze che vengono ingerite per il proprio benessere, l’equazione uguale per tutti è data dalla quantità di sostanze ingerite e dalla capacità di espellerne l’esubero.
I nutrienti contenuti nel cibo, se in eccesso, determineranno una sedimentazione di massa grassa che darà origine ad un aumento del peso.

COSA DETERMINA IL RALLENTAMENTO DEL METABOLISMO

Il rallentamento del processo chimico di trasformazione dell’energia, è da ricercarsi in più di un fattore, conoscerne il motivo è essenziale per svegliare il metabolismo ed intervenire nel modo più corretto.

Se è semplice comprendere che un organismo maschile brucia le calorie più in fretta di quello femminile, non lo è altrettanto accettare che dopo i 30 anni il fisico inizi un processo di rallentamento delle attività biologiche, questo inevitabilmente porta ad una diminuzione delle risposte reattive dei singoli organi.

Lo stile di vita sedentario dovuto alle richieste che la società impone, lunghi tragitti in auto, ore davanti al computer, alla televisione, alla scrivania, certamente hanno un ruolo fondamentale nella vostra vita e contemporaneamente sul vostro fisico.

Più vi muovete più bruciate, meno ciò accade meno assunzione di energia vi necessita, i processi chimici corporei rallentano e con essi il metabolismo. Pur non essendo la mancanza di movimento l’unica causa, stress, menopausa, mal funzionamento tiroideo ed altre problematiche da verificare, una corretta rimessa in moto di ricambio energetico tra tutti gli organi corporei è imprescindibile al fine di svegliarlo.

COME SVEGLIARE IL METABOLISMO

Sembrerà curioso, ma non mangiare non aiuta a dimagrire, anzi rallenta il processo metabolico, quante volte si è sentito dire “non mangio niente ed ingrasso lo stesso”. Il corpo infatti, privato del cibo, entra in uno stato di allarme, mantiene le scorte di grassi ed attinge all’energia che gli necessita dalla massa magra, i muscoli. Avremo quindi un calo delle prestazioni fisiche ma certamente non un effetto di dimagrimento.

Come allora svegliare il metabolismo?

L’ assunzione complessiva di 5 pasti al giorno, una buona colazione, pranzo, cena, la sera più leggera in quanto in questa fascia oraria bruciamo meno calorie in special modo quelle contenute nei carboidrati che contengono insulina e due merende, ne favoriscono il recupero.

Il corpo abituandosi ad assimilare piccole quantità energetiche riesce a bruciarne le calorie introdotte.

Ma attenzione alla qualità del cibo che si assimila. Imparare a mangiare in modo corretto vuol dire svegliare il metabolismo, alcuni alimenti infatti ne facilitano la ripresa. Cereali integrali, tè verde, pesce azzurro frutta secca, frutta, verdura, spezie, assunzione di acqua, contengono singolarmente dei componenti che facilitano l’assorbimento degli zuccheri, l’assimilazione di grassi buoni e l’eliminazione di quelli dannosi. Per accelerare il metabolismo inoltre è necessario comprendere che l’introduzione delle così dette “calorie vuote” non conduce a nessun giovamento. Per “calorie vuote” si intendono quelle contenute in alimenti ricchi di grassi saturi e zuccheri. Queste, non contemplando nella loro composizione nutrienti quali vitamine, enzimi, acqua, che apportano un maggior grado di combustione del processo chimico di disgregazione della massa grassa, svolgono esclusivamente un ruolo di carburante per l’organismo.

Svegliare il metabolismo significa quindi scegliere per la vostra dieta cibi a basso contenuto di zuccheri raffinati, proteine, grassi animali e sostituirle od integrarle, a seconda del proprio stato metabolico, con alimenti ricchi di sali minerali, fibre e vitamine.

Una camminata veloce per almeno 40 minuti al giorno, unita al movimento quotidiano per adempiere alle normali attività, già ricrea uno stato di ricambio energetico e di potenziamento dei tessuti. Rafforzare la propria muscolatura attraverso l’esercizio fisico facilita la formazione di massa magra che possiede maggiore capacità di innalzare l’attività metabolica rispetto a quella grassa.

Fare attività fisica è essenziale per svegliare il metabolismo, i muscoli bruciano rapidamente zuccheri e grassi, inoltre, irrobustiti, favoriscono il processo metabolico anche a riposo.

Dieta e alimentazione corretta per il problema del fegato grasso

fegato grasso

Il fegato grasso, o steatosi epatica è un problema molto comune, esso è dovuto ad un’alimentazione non equilibrata che porta ad un accumulo di trigliceridi nelle cellule epatiche. Per tenere sotto controllo questo problema la via principale è la dieta e la corretta alimentazione, ecco come dovete comportarvi a tavola.

Cos’è il fegato grasso
La steatosi epatica è un problema abbastanza subdolo perché non porta particolari sintomi, di solito viene diagnosticata in seguito ad analisi ematiche in quanto si presentano valori elevati di transaminasi. Segue un esame ecografico del fegato che evidenzia la presenza di una patina liscia sul fegato che risulta anche aumentato di volume. Vi sono due tipi principali di steatosi epatica: alcolica e non alcolica. La prima è prevalentemente dovuta ad abuso di alcool, mentre la seconda alla cattiva alimentazione. Nonostante la patologia non porti sintomi evidenti, è bene non trascurare la salute di questo organo in quanto il fegato grasso può evolvere in patologie più importanti come necro-infiammazione e fibrosi che con il tempo si evolvono in cirrosi
Se volete ripristinare la corretta funzionalità e la dieta è essenziale, infatti il fegato grasso è associato nella maggior parte dei casi a obesità. Deve essere sottolineato che il problema può derivare anche da un abuso di integratori alimentari, abuso di farmaci e alcune patologie di origine virale.

Cosa evitare se soffrite di fegato grasso
L’alimentazione tipo per correggere una steatosi epatica prevede in primo luogo una forte riduzione dell’abuso di alcool, in secondo luogo un ridotto apporto di alcune sostanze che diminuiscono la funzionalità del fegato, organo deputato a diverse funzioni tra cui la produzione di bile che serve ad emulsionare i grassi, produce fattori per la coagulazione del sangue, è responsabile della sintesi dei trigliceridi. Una dieta equilibrata può portare anche ad azzerare l’eccesso di trigliceridi nelle cellule del fegato. Occorre in primo luogo iniziare una dieta ipocalorica. Tra i cibi da evitare vi sono quelli ricchi di zuccheri, in particolari quelli raffinati, quindi meglio ridurre i dolci e in particolare le bibite gassate. In secondo luogo è necessario ridurre notevolmente l’apporto di grassi saturi, quindi in particolare quelli di origine animale, come burro, carni rosse, insaccati. Sul banco degli imputati per il fegato grasso vi è il junk food, o cibo spazzatura, come merendine, hamburger, hot dog, patatine fritte. Meglio evitare anche l’abuso di caffè.

Corretta alimentazione per il fegato grasso
Ora che avete capito cosa è bene evitare si può passare anche a quelli che possono essere considerati i cibi consigliati. In primo luogo vi sono quelli ricchi di fibra, come cereali, frutta e verdura. Le fibre, infatti, hanno una funzione depurante e quindi aiutano il fegato ad eliminare le sostanze dannose che vanno a costituire la patina liscia di cui si è parlato all’inizio. A questo proposito è però opportuno sottolineare che la frutta da preferire è quella meno zuccherina, come arance, pompelmi, mele, pere, kiwi, mentre per quanto riguarda la verdura andrebbero evitate, o comunque consumate in moderata quantità, le patate in quanto ricche di amido e possono essere considerate equivalenti alla pasta. Molto importanti sono anche i legumi, come le lenticchie e i ceci. Per tenere sotto controllo il fegato grasso è rilevante anche l’apporto di vitamine antiossidanti, cioè che riducono l’effetto ossidativo, come le vitamine A, C, E.
Molto importante è anche la cottura dei cibi: deve essere preferita quella al vapore oppure gli alimenti devono essere lessati. Il sale deve essere usato con molta moderazione e devono quindi evitarsi i prodotti che naturalmente contengono elevate percentuali di sale, come insaccati, carne in scatola, prodotti in salamoia. Tra i salumi concessi vi sono la bresaola e il prosciutto crudo in quanto poveri di grassi, ma è bene sottolineare che il consumo deve essere moderato per non avere un eccessivo apporto di sale. Il condimento da preferire è l’olio extravergine di oliva. Per aumentare l’effetto benefico di una dieta per tenere sotto controllo il fegato grasso è bene anche fare movimento, in questo modo si bruciano le calorie in eccesso. Per avere un ulteriore aiuto possono essere consumati degli integratori specifici per depurare il fegato, come quelli a base di cardo mariano e carciofo.

Olio extravergine di oliva: tanti benefici, uno sciroppo naturale per stomaco, cuore e arterie

Olio extravergine di oliva

L’olio extravergine di oliva è uno dei segreti della dieta mediterranea, non solo perché conferisce al cibo un sapore unico, specialmente se lo utilizzate a crudo, ma anche perché si tratta di un condimento sano e in grado di apportare benefici notevoli alla salute al punto da essere considerato un prodotto nutraceutico.

Le proprietà dell’olio extravergine di oliva
Gli alimenti nutraceutici sono quelli che hanno effetto terapeutico e l’olio d’oliva è tra quelli che hanno maggiori proprietà. La salute è molto importante e i benefici di questo prodotto della tradizione culinaria italiana sono notevoli, infatti, grazie alle sue proprietà nutrizionali si conferma un prodotto in grado di mantenere l’organismo sano. In primo luogo è ricco di antiossidanti, cioè sostanza che aiutano la rigenerazione cellulare e di conseguenza prevengono l’invecchiamento. Deve essere sottolineato che la presenza di polifenoli e antiossidanti è maggiore se le olive sono raccolta ad una maturazione non eccessiva. In questo caso si potrà sentire un lieve e piacevole pizzicore soprattutto a crudo, segno di un’elevata qualità e presenza di sostanze benefiche. Gli antiossidanti sono importanti anche perché rinforzano il sistema immunitario e di conseguenza aiutano a sconfiggere virus, batteri e altri microorganismi che potrebbero danneggiare.

Cuore sano con l’olio di oliva
Le ricerche scientifiche confermano che l’olio extravergine di è in grado di contrastare patologie come l’Alzheimer e il morbo di Parkinson, ciò anche grazie alla presenza di grassi monoinsaturi. La presenza di grassi sani contribuisce anche a regolare i livelli di zucchero nel sangue, ecco perché viene consigliato anche nelle diete di coloro che soffrono di diabete. Altro importante ruolo dei grassi monoinsaturi è quello di aumentare i livelli di colesterolo buono nel sangue e quindi tenere sotto controllo il colesterolo cattivo che con il tempo può danneggiare arterie e cuore. L’olio extravergine di oliva ha anche proprietà antitumorali in particolare protegge dal cancro al colon ciò perché contiene un’elevata quantità di acido oleico. Infine, favorisce la digestione. L’olio di oliva per le sue peculiarità può essere utilizzato anche a fini cosmetici, infatti è un potente idratante che può essere utilizzato su pelle e capelli. Contrasta la comparsa di smagliature e può essere usato per rinforzare le unghie.

Perché scegliere olio extravergine di oliva italiano
Questi sono i principali vantaggi dell’olio extravergine di oliva, ma perché dovete comprare quello italiano? I motivi sono diversi, ma di sicuro l’eccellenza della produzione è quello più rilevante. L’olio italiano è tra i più richiesti in tutto il mondo e viene realizzato solo con olive e di conseguenza si tratta di un prodotto di qualità. La produzione italiana si avvale della collaborazione di oltre 6000 frantoi sparsi su tutto il territorio e che si occupano anche della vendita diretta. Quindi ognuno ha la possibilità di comprare direttamente dal produttore e scegliere prodotti di qualità. Comprando olio extravergine di oliva direttamente al frantoio vi è la possibilità di assaporare la particolare fragranza dell’olio appena franto e realizzato con tecnica di spremitura a freddo, l’unica che consente di mantenere le proprietà dell’olio extravergine di oliva.
Le caratteristiche dei terreni con maggiore vocazione alla produzione di olive fanno in modo che il prodotto finale sia un concentrato di proprietà nutrizionali. Scegliendo un olio con IGP, Indicazione Geografica Protetta, si ha la possibilità di comprare prodotti certificati e che seguono un rigido disciplinare che stabilisce anche il grado di maturazione a cui devono essere raccolte le olive. Tutte queste caratteristiche fanno in modo che acquistare prodotti italiani offra un’esperienza degustativa e sensoriale unica nel suo genere.

Il problema della dermatite seborroica, un fattore genetico dove gioca un ruolo principale lo stress

dermatite seborroica

Se avere notato desquamazione in alcune zone del corpo e in particolare sul cuoio capelluto, nella zona inguinale e a questa si unisce anche prurito, è molto probabile che si tratti di dermatite seborroica. Di cosa si tratta, quali ne sono le cause e quali i rimedi? Ecco cosa dovete sapere.

La dermatite seborroica
È un disturbo piuttosto comune causato dalla presenza di un fungo: il Malassezia Furfur. Questo causa irritazione alla pelle che provoca lo sfaldamento delle cellule. Questo sfaldamento a sua volta sottopone la pelle a uno stress eccessivo e la sua reazione è produrre ancora un maggior numero di cellule, formando così crosticine. Questo disturbo si manifesta soprattutto in zone che sono ricche di ghiandole sebacee, ecco perché è frequente notare le squame sulla testa, nella zona del torace e spesso anche sul viso.

Cause
La prima cosa da dire la dermatite seborroica non è una patologia contagiosa, quindi non si trasmette. Le cause che possono scatenare questa reazione sono diverse. In primo luogo vi è il fattore genetico, cioè è molto più probabile che si manifesti in persone che hanno già avuto casi in famiglia. Inoltre incidono notevolmente anche altri fattori:
– stress: la vita frenetica può portare ad una reazione di tipo dermatologico. Ancora non sono ben conosciuti i meccanismi che portano alla manifestazione dei sintomi, ma si ipotizza una correlazione con gli effetti dello stress sul sistema nervoso centrale;
– variazioni ormonali;
– utilizzo di determinati farmaci come i corticosteroidi;
– deficienza del sistema immunitario, ad esempio in presenza di patologie debilitanti come HIV o AIDS;
– patologie neurologiche, infatti, la dermatite seborroica è particolarmente frequente nei pazienti colpiti da morbo di Parkinson;
– uso di saponi, detergenti aggressivi;
– tricotillomania, cioè l’abitudine di toccarsi spesso i capelli;
– fattori climatici come il caldo eccessivo, l’eccessiva umidità e di conseguenza l’eccessiva sudorazione.
Ad aggravare il disturbo vi è anche una scorretta alimentazione, ad esempio in caso di consumo eccessivo di dolci e grassi, mentre notevole aiuto può arrivare da prodotti ricchi di acidi polinsaturi come il pesce azzurro.

Rimedi per la dermatite seborroica
Per combatterla è bene munirsi di tanta pazienza, si tratta infatti di una patologia cronica e recidivante e usare prodotti ad uso topico specifici. Per tenere sotto controllo la sintomatologia è bene utilizzare shampoo che contrastano la crescita e proliferazione del fungo. Inoltre siccome la dermatite seborroica tende a causare la perdita di capelli, è possibile utilizzare shampoo che contrastano la miniaturizzazione del follicolo.
Per le altre zone della pelle caratterizzate dalla formazione di crosticine dovute alla dermatite seborroica è possibile utilizzare pomate e gel specifici. Questi contengono zinco, acido salicilico e solfato di selenio. Per quanto riguarda invece i farmaci, vengono prescritti dal medico nei casi più gravi, nella maggior parte dei casi si tratta di corticosteroidi.
Per chi ama i rimedi della nonna, in erboristeria è possibile trovare diversi prodotti basati su principi attivi di origine naturale che regolano la produzione di sebo e sono antinfiammatori.

Rimedi naturali
In erboristeria per combattere la dermatite seborroica è possibile trovare prodotti a base di olio di borragine o olio di mandorle dolci, questi hanno proprietà emollienti e antinfiammatorie. L’olio di melaleuca, invece, ha proprietà antisettiche e rinvigorenti. Altri prodotti possono essere a base di echinacea che ha proprietà antibatteriche, mentre l’iperico è un importante anticicatrizzante. In erboristeria è possibile comprare anche opercoli a base di tarassaco, fumaria e bardana che aiutano a depurare l’organismo da scorie e tossine.

Occhi rossi? Potrebbe essere congiuntivite, da capire se sia virale, batterica o allergica.

congiuntivite

La congiuntivite è un problema molto comune, se anche a voi è capitato di risvegliarvi con un occhio rosso, ecco cosa dovete sapere.

Cos’è la congiuntivite
La congiuntivite è un’infiammazione della congiuntiva, cioè la membrana trasparente che ricopre il bulbo oculare e la parte interna della palpebra. Causa rossore, lacrimazione eccessiva e spesso è associata anche a dolore. Negli ultimi anni è sempre più frequente perché lo smog, i pollini, il freddo, l’aria condizionata e gli ambienti eccessivamente secchi di inverno possono contribuire alla formazione di questo disturbo. La prima cosa da dire è che la congiuntivite può avere diversa origine, ecco le più comuni.

Congiuntivite batterica
È causata dalla presenza di batteri ed è frequente in chi normalmente si trova in ambienti con condizioni igieniche precarie. È bene porre molta attenzione perché può essere trasmessa anche quando si condividono asciugamani, colliri. La congiuntivite batterica si manifesta prevalentemente con sensazione di fastidio alla vista e agli occhi. Di solito regredisce da sola nell’arco di qualche giorno. Silo in rari casi dura settimane.

Congiuntivite virale
È causata da un virus, ma per evitarla non basta stare lontani da persone che manifestano i sintomi perché questa viene trasmessa anche nella fase asintomatica. Questa forma molto spesso è associata a infezioni virali che coinvolgono le alte vie respiratorie, oppure herpes simplex, herpes zoster. Il contagio può avvenire anche in seguito all’uso di asciugamani utilizzati già da persone con l’infezione oppure tramite saliva. I sintomi che possono far pensare ad una congiuntivite di origine virale sono lacrimazione, palpebre gonfie, notevole fastidio provocato dalla luce, oltre al classico sintomo contraddistinto dagli occhi rossi. Per distinguere una forma batterica da una forma virale si può fare riferimento alle lacrime, che nella forma virale sono più liquide e non appiccicose, a differenza di quella batterica. Inoltre la fotofobia è più marcata nell’infezione virale.

Congiuntivite allergica
Molto frequente negli ultimi anni, è causata dalla presenza/contatto con un allergene. Il classico esempio è dato dalla congiuntivite dovuta al polline. In questo caso si manifesta anche il prurito, oltre ai classici sintomi presenti con questo disturbo, e le secrezioni sono di colore biancastro. Il trattamento per i sintomi in questo caso consiste nell’uso di una collirio antistaminico.

Le altre forme sono:
– micotica, cioè causata dalla presenza di un fungo. Si tratta di una forma rara, spesso asintomatica che però può degenerare in un granuloma oculare con lesioni della congiuntiva;
– irritativa, causata da agenti chimici;
– attinica dovuta a un eccessiva esposizione al sole;
– catarrale caratterizzata da secrezioni giallo/verdognole.

Diagnosi e trattamento
Purtroppo non sempre è facile diagnosticare una congiuntivite, questo perché i sintomi sono comuni a diversi disturbi, inoltre gli occhi rossi possono essere causati anche da un’irritazione dovuta all’uso di lenti a contatto. La giusta diagnosi è però importate in tutte quelle forme particolarmente rilevanti in cui la sintomatologia non sparisce nell’arco di pochi giorni. Ecco perché può essere necessario chiedere consulto ad un medico e in molti casi può essere necessaria la diagnosi di un oculista. Nei casi meno gravi la cura mira ad attenuare la sintomatologia, si utilizzano quindi colliri analgesici, lubrificanti e umettanti a cui possono essere associati anche dei farmaci antinfiammatori come l’ibuprofene. Gli impacchi freddi sugli occhi sono, invece, un pratico rimedio per alleviare il fastidio, decongestionare e sgonfiare le palpebre. In presenza di una congiuntivite di origine virale può essere necessario assumere degli antivirali.

Allarme istamina: attenzione ad alcuni alimenti che potrebbero causare intossicazioni

istamina

Nell’ultimo periodo avrete sicuramente sentito parlare di allarme istamina, riferito a prodotti in scatola come tonno, acciughe, ma cos’è l’istamina e quali gli effetti collegati alla sua ingestione?

Di cosa di tratta?
L’istamina è un mediatore chimico che lancia un allarme all’organismo quando sono ingerite sostanze che per lo stesso sono pericolose. Più semplicemente può essere considerato una risposta ad un’allergene, quindi la sua produzione aumenta in corrispondenza dell’assunzione di cibi ai quali siete allergici. Si intuisce da questa prima descrizione che è possibile trovarlo in quasi tutti gli organismi vegetali e animali e anche l’essere umano produce questa sostanza. La stessa viene però degradata da un enzima conosciuto come diaminossidasi (DAO), questo vuol dire che se anche assumete cibi che contengono istamina non si scatenano reazioni allergiche. Perché allora vi è un allarme istamina? Semplice, quando le quantità contenute nei cibi sono eccessive oppure vi è un cattivo funzionamento del sistema di degradazione, si ha un livello molto alto di questa sostanza all’interno dell’organismo e di conseguenza una vera e propria reazione allergica. La sintomatologia inoltre può essere correlata anche ad una vera e propria intolleranza all’istamina. L’allarme lanciato negli ultimi mesi è dovuto però ad una cattiva conservazione dei cibi che ha portato alla proliferazione di germi e batteri e quindi ad un’eccessiva concentrazione di questo enzima che ha come conseguenza vere e proprie intossicazioni.

Intolleranza all’istamina
L’intolleranza è difficile da diagnosticare perché ha una sintomatologia del tutto simile a quella di altri disturbi gastrointestinali, in particolare quelli della colite. È possibile avvertire crampi addominali, diarrea, mal di stomaco, flatulenza. Inoltre vi sono sintomi associati più comunemente ad allergie e intolleranze da contatto come prurito, orticaria, irritazioni dermatologiche, nausea, mal di testa, difficoltà respiratorie, tachicardia. La difficoltà diagnostica è dovuta al fatto che non sono disponibili test allergologici in grado di rilevarla, questo avviene perché non si tratta di allergia, ma di intolleranza e quindi non è coinvolto il sistema immunitario. L’intolleranza nella maggior parte dei casi è temporanea, quindi compare circa 40 minuti dopo che è stata ingerita la sostanza che la contiene e tende a scomparire quando per un certo periodo si evita di ingerire alimenti che la contengono.

Quali alimenti espongono a rischi
Gli alimenti che contengono istamina possono essere divisi in due categorie: la prima con alimenti ricchi di questo enzima e la seconda con gli alimenti che liberano molta istamina, cioè che inducono l’organismo a rilasciarne molta. Tra gli alimenti ricchi si ritrovano quelli stagionati come formaggi, salame, speck, contenuto elevato anche per molti pesci e tra questi non fanno eccezione quelli conservati come tonno e alici da cui è arrivato nell’ultimo periodo l’allarme istamina con ritiro dei prodotti dagli scaffali dei supermercati. Anche alcune verdure contengono una quantità elevata di questo enzima e in particolare pomodori, melanzane, crauti, spinaci. Tra le bevande, invece, vi è il vino rosso e un suo derivato, l’aceto. Tra i cibi che invece liberano istamina vi sono fragole, ananas, cioccolato, funghi, noci e bevande alcoliche in genere. Ovviamente una dieta per intolleranti deve essere condotta tenendo in considerazione queste indicazioni. Tra gli alimenti che è possibile mangiare serenamente vi sono pasta, riso, cereali e legumi che possono essere considerati primi piatti. Per la colazione vi è alternativa tra yogurt, latte, frutta. Può essere tranquillamente gustata anche la carne, mentre per il pesce deve essere preferito quello fresco. Via libera anche ad uova e per la frutta sono da preferire mele, pesche, mirtilli, prugne e uva.

Attenzione ai farmaci che assumete potrebbero causarvi un infarto con problemi cardiovascolari

problemi cardiovascolari

Innanzitutto mai abusare dei medicinali, di qualsiasi genere.
È una massima di cui è facile scordarsi, specialmente ai giorni nostri, in cui è comune vedere farmaci da banco reclamizzati liberamente e costantemente in pubblicità televisive e meno – ma una non per questo meno vera, specialmente per quanto riguarda gli antidolorifici, il cui uso smodato è stato recentemente collegato ad un’aumentata incidenza d’infarti del miocardio e ictus.
Prima di preoccuparci e sudare freddo, però, vale la pena di rinfrescare un attimo la memoria al riguardo.

Le basi: cos’è l’iburoprofene?

Citando il comunicato dell’Agenzia Europea Medicinali (o EMA nella sigla inglese) che ha lanciato l’allarme, l’ibuprofene è un medicinale antidolorifico e anti-infiammatorio: esso agisce bloccando un enzima chiamato ciclossigenasi, che produce prostaglandine, sostanze coinvolte nel processo infiammatorio e causa di dolore. L’ibuprofene si trova in medicinali utilizzati per trattare il dolore,
l’infiammazione e la febbre; la dose abituale per gli adulti e i bambini sopra i 12 anni di età è di 200-400 mg, 3 o 4 volte al giorno se necessario.

Detto questo, passiamo al resto del comunuicato.

Antidolorifici e problemi cardiovascolari: il colpo al cuore del PRAC

La notiza non è particolarmente recente – risale al 16 aprile 2015 l’avvertimento lanciato dal Pharmacovigilance Risk Assessment Committee (“Comitato Valutazione Rischi per Farmacovigilanza”, meglio conosciuto come PRAC), branca dell’Agenzia Europea dei Medicinali la quale ha concluso che, in seguito alla revisione di vari studi clinici e letterari, è possibile tracciare una diretta connessione tra un’aumentata incidenza di problemi cardiovascolari tra i pazienti che consumano elevate dosi di farmaci a base di iburoprofede (2.400mg in su al giorno).

Pessime notizie per tutti coloro che fanno affidamento su questi farmaci per lenire le proprie sofferenze, quindi? Sì e no.
La revisione, pur raccomandando cautela con la somministrazione di questi farmaci e un attento consulto col proprio medico prima di procedere alla loro assunzione – indipendentemente dal loro essere ‘da banco’ o meno – fa anche presente che, in dosi limitate o comunque inferiori ai 1.200mg giornalieri (peraltro le dosi raccomandate per i farmaci di questo tipo nell’Unione Euroepa), non si sia osservato alcun aumento di problemi cardiovascolari; inoltre, ciò che il PRAC suggerisce non è un bando totale al loro uso sopra quella soglia né una diffida al loro impiego, al contrario ha concluso che i benefici che offrono superano i rischi che pongono.

Ciò che il PRAC prescrive è di aggiornare i consigli per l’uso di questi farmaci a base iburoprofenica (o dexibuprofene, che ha presentato effetti e rischi simili) e di evitare la somministrazione ad alte dosi per i pazienti affetti da gravi patologie cardiocircolatorie (eg. insufficienza cardiaca, malattie cardiache, problemi circolatori, precedenti infarti o ictus); inoltre, i medici devono tener conto di ulteriori fattori di rischio per il paziente in caso di lunghi trattamenti iburoprofenici ad alto dosaggio, come fumo, diabete, pressione o colesterolo alto.
In tutti questi casi, il consiglio opportuno è quello di tenere il dosaggio al minimo possibile al fine di non causare rischi per il paziente senza che questo risenta del dolore causato dalla non assunzione degli antidolorifici.

 Iburoprofene, altri farmaci e voi: come regolarsi

I farmaci in commercio a base di iburoprofene sono molti – Moment e Voltaren sono giusto due dei nomi più conosciuti – e, come già menzionato, ampiamente reclamizzati per piccoli dolori e fastidi insistenti.
Il PRAC si è espresso al loro riguardo, consigliando appunto di essere cauti con la loro assunzione, evitare di abusarne e consultare un cardiologo per essere certi di non incorrere in rischi eccessivi specialmente nel caso di precedenti con problemi cardiovascolari, ma non ne vieta l’ultilizzo.

Il PRAC si è anche espresso, però, su altri farmaci come i FANS (Farmaci Anti-infiammatori Non Steroidei), tra cui gli inibitiori COX-2 e il diclofenac, dicendo di prestarvi la medesima cautela dopo aver riscontrato simili effetti all’iburoprofene quando assunti in dosi similmente elevate, e anche sull’aspirina quando assunta al fine di ridurre problemi cardiovascolari in dosi moderate: in questo caso il PRAC ha osservato che il suo effetto anti-aggregante è stato indebolito dall’iburoprofene, pur specificando che non è certo sul lungo termine se l’impatto sia sufficientemente serio da pregiudicarne l’effetto nel complesso e renderla inadeguata a prevenire infarti del miocardio e ictus.
Il suo uso occasionale, però, nella maggioranza dei casi non ha dimostrato di avere impatto significativo ed è quindi sicuro per l’assunzione.

Autunno e influenza: ecco cosa mangiare per avere difese immunitarie forti

influenza

Come ogni anno, all’inizio dell’autunno, si torna a parlare di influenza e sindromi parainfluenzali. Le prime previsioni sull’influenza 2017/2018, al momento, parlano di 4-5 milioni di possibili casi di contagio e della presenza di un solo ceppo nuovo, ma molto simile a quello dello scorso anno. Quindi, si prospetterebbe un’epidemia non particolarmente aggressiva. Per quanto, la virulenza potrà essere condizionata dagli eventi meteorologici; infatti, un inverno particolarmente lungo e rigido aumenterà le possibilità di ammalarsi rispetto ad un inverno più mite. In ogni caso, tutti quei sintomi, sgradevolissimi, che accompagnano l’influenza e vanno dalla febbre ai brividi di freddo, dalla nausea ai dolori articolari, dal mal di gola alla tosse stizzosa e la prospettiva di dover rimanere per qualche giorno lontani dal lavoro e dalle attività quotidiane non ci piace per niente. Naturalmente l’influenza non è una malattia grave, sebbene, a volte, possa diventarlo, ma è molto, molto fastidiosa. Inoltre, come tutti voi sapete, il modo migliore per guarire, presto e bene, è stare a casa, a riposo, preferibilmente a letto. E questo, purtroppo, non sempre è possibile; scadenze al lavoro, bambini piccoli da accudire, insomma tutta quella serie di attività quotidiane che incombono, non facilitano certo il riposo e la tranquillità. Esiste il vaccino, certo, ma naturalmente è consigliato soprattutto per i soggetti a rischio, nella fattispecie anziani e persone affette da gravi patologie, nelle quali, anche una banale influenza può comportare conseguenze importanti per la salute. Poi, comunque, con i primi abbassamenti della temperatura anche i virus parainfluenzali sono in azione, colpendo migliaia di persone con sintomi sovrapponibili, sebbene più leggeri, a quelli dell’influenza vera e propria. Cosa possiamo fare per aiutare il nostro organismo ad incrementare le difese immunitarie? E cosa mangiare per avere difese immunitarie forti?

Cibi alleati per combattere l’influenza, vediamoli insieme:

Il brodo di pollo, soprattutto se preparato anche con le ossa, e lo sapevano già le nostre nonne, svolge una funzione antiinfiammatoria e rinforza il sistema immunitario. Inoltre, se assunto alla comparsa dei primi sintomi, ha un effetto fluidificante sulle alte vie aeree. Loyogurt magro risulta essere un prezioso alleato per la nostra salute in quanto favorisce il mantenimento di una efficace flora batterica intestinale. Via libera anche a salmone e pesce azzurro, ricchi di omega tre e coenzima Q10 che recenti studi hanno visto avere azione benefica sul sistema immunitario e contro i radicali liberi. Il mondo vegetale poi, offre una notevole varietà di nutrienti in grado di rinforzare il sistema immunitario. In primis, l’aglio, che, contenente allicina e solfuro, contrasta le infezioni e aiuta a eliminare le tossine. Funziona da vero e proprio antimicrobico naturale. Seguono gli alimenti ricchi di vitamina C, come i frutti di bosco che possono essere consumati come spuntino a metà mattina, arance, kiwi e limoni. Quest’ultimo, utilizzato con l’aggiunta di erbe aromatiche come salvia, rosmarino, timo e origano, per condire carne bianca alla griglia e pesce azzurro, aumenta notevolmente il suo potenziale benefico. Anche carote e zucca gialla, entrambe ricche di betacarotene, come tutti gli ortaggi di colore arancione, sono utili per combattere le infezioni e contrastare l’effetto dei radicali liberi. Inoltre sembra che abbiano un’azione di supporto sui linfociti T, particolarmente implicati nella difesa del nostro organismo. Un ruolo particolarmenre importante sembrano svolgere i funghi in particolare shiitake, maitake e reischi, ricchi di betaglucani, cioè carboidrati complessi che sostengono il sistema immunitario nella lotta contro le malattie. Da secoli presenti nella cucina giapponese, da qualche anno sono conosciuti anche in Italia. Si utilizzano essiccati perché così sono presenti in commercio e sono considerati dei veri e propri antibiotici naturali. Non dimentichiamoci del miele grezzo, che non solo sostuisce gli zuccheri raffinati che andrebbero evitati, ma costituisce una fonte notevole di enzimi, vitamine e minerali, utilissimi per il sistema immunitario.

Altri consigli utili

A supporto del ruolo fondamentale di una corretta alimentazione, è opportuno mettere in atto piccoli accorgimenti quotidiani che rendono le nostre difese immunitarie efficaci. Molti studi concordano nell’affermare che dormire otto ore a notte si riveli necessario per la “salute” del sistema immunitario, così come l’esposizione al sole e la pratica di una leggera e costante attività fisica. Lo stress, invece, contribuisce a diminuire la risposta immunitaria, quindi, andrebbe, se possibile, evitato. L’assunzione di 2 litri di acqua al giorno, favorisce l’eliminazione delle tossine e consente un’idratazione ottimale per l’organismo. Un’ultima, importantissima, raccomandazione, è quella di lavarsi spesso e accuratamente le mani, soprattutto dopo aver soggiornato in ambienti chiusi o sovraaffollati.